La società archeologica Kronos ha svolto fra il 1997 e il 2001 una serie di ricognizioni nel territorio comunale diphoca_thumb_l_DSC00127Giano dell’Umbria. Queste hanno portato all’individuazione di una quantità inattesa di siti antichi, dalla fase preistorica a quella medievale.

L’importanza e la consistenza dei ritrovamenti in superficie in località Toccioli ha suggerito di fare richiesta di occupazione dell’area per iniziare un’indagine archeologica.

La zona ha restituito reperti già nel 1925, quando venne ritrovato un cippo in travertino con iscrizione ripetuta sulle due facce oggi conservato nel Museo di Montecchio.

 

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Si tratta di una dedica ai Lari posta da un dispensator imperiale in occasione del ritorno di un imperatore, il cui nome fu abraso già in antico.

Romanelli, Becatti e Pietrangeli concordano nell’affermare che la località fosse una proprietà imperiale.

Nel corso della II campagna di scavo fu rinvenuta una seconda iscrizione sempre su travertino.

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C  IVLIO  RVFIONI

NOBILIS (L POSVIT ?)

 

Svetonio in “De Vita Caesarum” (tranquilli vita divi iulii) capitolo 76 così recita: “… Cesare demandò la cura e il comando di 3 legioni del suo esercito, che lasciava ad Alessandria, a Rufione: figlio di un suo liberto e suo preferito…”.

L’indagine archeologica condotta fino ad oggi ha messo in luce una villa rustica di grandi dimensioni, localizzata lungo la via Flaminia e con reperti di elevata qualità.

Lo scavo archeologico è stato condotto dal 2003 dalla Kronos, nella persona dell’archeologo Stefano Creatore sotto la supervisione della Soprintendenza archeologica dell’Umbria. Dal 2007 lo scavo archeologico può vantare la presenza dell’università spagnola di Alicante.

Lo scavo ha portato alla luce resti di una villa di età imperiale, appartenuta a Caio Iulio Rufione.

Il lavoro ha permesso di individuare 37 ambienti, 18 dei quali pertinenti ad un padiglione di una grande villa rustica che conosce il momento di massimo splendore nella prima età imperiale, anche se l’impianto risale ad una fase tardorepubblicana. Gli ultimi dati sembrano confermare una continuità d’uso fino al IV secolo d.C.

Di due vani è stato possibile identificare esattamente la funzione: si tratta di ambienti termali in cui sono stati rinvenuti tubuli per il passaggio di aria calda ed una porzione di mosaico a tessere bianche e nere di raffinata fattura ancora in posto.

Il vano identificato come caldarium, è un ambiente riscaldato mediante aria circolante nelle intercapedini del pavimento (suspensurae) e delle pareti.

Durante la campagna di scavo 2004 all’interno di un vano fu rinvenuto un frammento di mosaico realizzato con tessere bianche e nere a motivi geometrici di grande raffinatezza.

Il vano identificato come tepidarium, è un ambiente di passaggio dal bagno freddo al bagno caldo e ha restituito una parete che conserva ancora l’intonaco.

L’ambiente che collega questi con il vano D ha restituito parte di una conduttura idrica realizzata con tubuli cilindrici in terracotta. Inoltre quasi tutti i vani sono attraversati, nella sottopavimentazione, da un complesso sistema di canalette per il drenaggio delle acque che sfociano tutte all’interno di una grande cloaca.

Durante lo scavo del 2003 dal vano D sono emerse numerose porzioni di colonne in laterizio coperte di stucco bianco modanato, lastre architettoniche e numerosi frammenti ceramici di grande raffinatezza.

I muri sono tutti realizzati in conci di calcare rosa locale. Uno di questi muri presenta dimensioni imponenti; si tratta infatti di una struttura realizzata controterra lunga allo stato attuale circa 24 metri, ma che procede ancora per una lunghezza non ipotizzabile, e che si conserva per circa 3,50/4,00 metri in alzato; caso unico di villa rustica in Umbria.

I materiali rinvenuti durante lo scavo hanno confermato l’ipotesi di una ricca committenza, soprattutto per la qualità e raffinatezza dei rivestimenti. Tutte le murature dovevano essere coperte di affreschi realizzati da abili maestranze (probabilmente provenienti dalla capitale). Una incredibile quantità di lastre marmoree delle più svariate provenienze (Italia, Grecia, Egitto, Siria, ecc.) doveva rivestire pareti e pavimenti. Cornici in stucco decorato a stampo e dipinto (materiale che per la sua fragilità difficilmente si ritrova in questa quantità e stato di conservazione), dovevano correre lungo la sommità delle pareti. Lo scavo ha restituito anche lastre fittili di rivestimento con motivi decorativi che ne rimandano la produzione alla capitale.

La parte della villa interessata dagli scavi alla fine del 2007 aveva raggiunto oltre i 900 mq. Oggi possiamo affermare con una certa approssimazione che l’area occupata dal monumento si estende per circa 7.000 / 8.000 mq.

phoca_thumb_l_5.iLa qualità dei marmi importati da tutto il bacino del mediterraneo, assieme agli affreschi di estrema raffinatezza danno l’idea di una ricca committenza.

Lo scavo archeologico ha fornito fin da subito informazioni e dati di grande rilievo. Oltre al padiglione dedicato al grande impianto termale nel versante ovest, a monte del caldarium, è venuta alla luce una grande cisterna-natatio di metri 3 x 3,5 (sulla pianta vano verde) che conserva ancora tutto il rivestimento idraulico in cocciopesto bianco. Ad est, invece, è stata messa in luce la volta di una cloaca che presenta una lunghezza di 22 metri, per un altezza di 1 metro e larga 50 cm.

La vicinanza alla Flaminia antica e il materiale finora restituito dalle indagini archeologiche suggeriscono una grande struttura costituita da più padiglioni, dei quali il principale e più importante potrebbe avere il suo ingresso proprio nei pressi della via consolare.

A monte (ovest) della natatio è stata scoperta una sala absidata che conserva per buona parte della sua grandezza il pavimento in spicatum. Lunga circa 6 metri per 3,80 di larghezza, con un muro a doppio paramento in opera reticolata; l’ambiente può essere verosimilmente un tepidarium più antico di quello messo in luce nel 2005. Quello più recente quindi potrebbe essere frutto di una consistente ristrutturazione già in antico e dà l’idea della grandezza della villa. Il materiale archeologico che è stato rinvenuto (anfore, ceramica, ecc.) appartiene per lo più al I secolo d.C. e gli intonaci possono essere assimilati al III e IV stile pompeiano.

Nel 2009 sono stati effettuati trincee e sondaggi nelle particelle adiacenti (nord) che hanno dato conferma delle vaste repertodimensioni e della importanza della villa. Sono stati rinvenuti altri cinque vani con pavimenti a mosaico con tessere bianche e nere decorati con motivi geometrici e floreali.

Inoltre è stato rinvenuto anche un altro vano con pavimento inopus spicatum di grandi dimensioni.

L’indagine ha permesso di mettere in luce un’ulteriore cisterna-natatio rivestita da uno strato di cocciopesto, che conserva un alzato di oltre 2 metri.

Durante le fasi di scavo è stato ritrovato anche un ossario, ossia una fossa contenente gli scheletri di un bambino di circa 10 anni e di quella che verosimilmente dovrebbe essere una donna.

Le ossa saranno sottoposte ad analisi per una datazione più precisa.

Nella comprensione del complesso monumentale resta da capire dov’è ubicata la parte produttiva che a tutt’oggi non è stata identificata.

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